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Bivacco Luca Vuerich al Foronon del Buinz

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Piccola anticipazione:

Devo iniziare dicendo che questo bivacco è probabilmente uno dei miei tre luoghi del cuore. Degli altri due parleremo magari in un altro articolo, anche se chi mi conosce già sa bene quali siano.

Ci sono salito due volte, a distanza di un anno esatto l’una dall’altra. La prima volta, purtroppo, la mia forma fisica non era delle migliori e non sono riuscito a completare l’itinerario. Ma proprio questa esperienza mi ha convinto a tornare, per concluderlo finalmente come si deve.

Cenni geografici:

La regione in cui ci sposteremo è il Friuli, in provincia di Udine, dove si estendono le Alpi Giulie. In particolare, la nostra attenzione sarà rivolta al settore nord-occidentale.

Il Bivacco Luca Vuerich si trova sulla sommità del Foronon del Buinz, a 2.531 metri sul livello del mare, nel gruppo dello Jôf di Montasio. Quest’ultimo fa parte della catena Jôf Fuârt-Montasio, che comprende numerose cime, ma prende il nome dalle due principali.

Chi era Luca Vuerich:

Il bivacco è intitolato a Luca Vuerich, alpinista e guida alpina che ha fatto anche parte del soccorso alpino. Luca era un alpinista eccezionale: in vita ha effettuato più di 600 ascese sulle Alpi Giulie e ben cinque ottomila nella catena dell’Himalaya. Conosciuto e apprezzato dalla comunità alpinistica mondiale, scomparve il 22 gennaio 2010, travolto da una valanga vicino a Kranjska Gora.
(In fondo all’articolo ho inserito le foto di due pensieri presenti all’interno del bivacco.)

Itinerario:

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio situato alla base degli altopiani del Montasio. Se utilizzate Google Maps, vi basterà cercare “Parcheggi altopiani del Montasio” per arrivarci senza problemi. Una volta lasciata l’auto, il nostro primo punto di interesse sarà il Rifugio Giacomo di Brazzà. Purtroppo, essendoci andato entrambe le volte in bassa stagione, l’ho sempre trovato chiuso. Per raggiungerlo, prenderemo l’ampia sterrata sulla destra, appena superato il parcheggio: in circa venti minuti, con una pendenza costante e sostenuta, ci condurrà direttamente al rifugio.

Mappa satellitare del Rifugio Giacomo di Brazzà e sentieri montani.
Come si può notare dall’immagine la sterrata è ampia e difficilmente si può sbagliare direzione.

Una volta raggiunto il rifugio, si prosegue sul sentiero che continua alle sue spalle, seguendo il segnavia 664, mentre lasciamo a sinistra il 663, che conduce invece allo Jôf di Montasio e alla Forca Disteis.

Capre alpine su un pendio roccioso con erba secca.
Sul sentiero e in cima è molto comune incontrare gli stambecchi. Questi animali selvatici sono docili, ma bisogna ricordare che non sono animali domestici e, pertanto, non vanno avvicinati né importunati. Si lasciano fotografare volentieri, ma non abusate della loro pazienza. Spesso le femmine (con corna più piccole) hanno con sé un cucciolo e, in questi casi, potrebbero vedervi come una minaccia e invitarvi a allontanarvi. Rispettate sempre la fauna.

Il sentiero è ripido, ma mai impegnativo: tra zig-zag e facili falsi piani ci porta fino a quota 2.285 metri sul livello del mare, dove troviamo il secondo bivio. A sinistra si sale verso la Cima di Terrarossa, mentre a destra si prosegue verso la forcella che segna l’inizio del sentiero attrezzato Ceria Merlone.

ATTENZIONE: per percorrere la Ceria Merlone è obbligatorio l’utilizzo del kit da ferrata e del casco.

Vista aerea del Rifugio Giacomo di Brazzà e Bivacco Luca Vuerich.
Nell’immagine possiamo vedere il sentiero che prosegue prima a zig-zag e poi in falso piano che ci conduce alla forcella dove troveremo l’attacco della Ceria Merlone.

ATTENZIONE: il tratto che dalla forcella conduce all’attacco del sentiero attrezzato attraversa un canale con passaggi di I° e II° grado non protetti. In presenza di neve, risulta particolarmente pericoloso a causa della pendenza e dello strapiombo sulla destra.

Se si decide di percorrerlo in queste condizioni, è fondamentale avere con sé l’attrezzatura da alpinismo invernale: ramponi, piccozza e una corda.

Una volta raggiunto l’attacco della Ceria Merlone, ci si aggancia con il kit da ferrata e si inizia la salita. La progressione non è sempre protetta, e in alcuni punti è necessario prestare attenzione ai segnavia CAI per evitare di uscire dal percorso.

Cime montuose rocciose avvolte dalle nuvole sotto un cielo blu.
Questa è la vista dall’attacco del sentiero, sulla forcella.
Alpinista esperto su una via ferrata con nebbia e montagne sullo sfondo.
Qui possiamo vedere il mio compagno di avventure Fabio alle prese con una delle strettissime cenge attrezzate.

Gli ultimi tratti prima di arrivare al Foronon del Buinz sono caratterizzati da cenge strette e strapiombanti, alternate a brevi ma molto ripidi salti di roccia; per questo ho preferito non scattare foto lungo il percorso.

Ecco cosa ci si presenta davanti una volta raggiunta la vetta:

Rifugio in montagna su un picco roccioso innevato.
Finalmente il Bivacco Luca Vuerich è li davanti a noi.

Una volta entrati nel bivacco, ci siamo cambiati e riposati dopo questi 1.300 metri di dislivello positivo, prima di goderci il tramonto.

Due escursionisti seduti davanti a un bivacco in montagna al tramonto.
Alba sulle vette rocciose delle montagne con cielo sfumato.
Montagne innevate al tramonto con cielo arancione
Alba mozzafiato sopra le nuvole tra le montagne.

Se state pensando che questo tramonto sia “wow” aspettate di vedere l’alba.

Quella sera, nel bivacco, eravamo in tutto undici persone: io e Fabio, due ragazze venete, due ragazzi altoatesini e ben cinque polacchi arrivati ormai con il buio.

Dopo una breve cena, siamo andati a letto presto per poter ammirare l’alba. E questo è stato il regalo che ci ha atteso al nostro risveglio:

Rifugio montano su rocce innevate al tramonto.
Montagne rocciose emergono da un mare di nuvole al tramonto.
Cima di montagna innevata che emerge da un mare di nuvole al tramonto.
Uomo sorridente in montagna sopra le nuvole all'alba.

L’alba da qui è sempre uno spettacolo che ti fa pensare: “Sì, dai, mi sono quasi spaccato, ma ne è valsa davvero la pena!”

Dopo questa incredibile alba, abbiamo indossato nuovamente kit da ferrata e casco per iniziare la discesa sull’altro versante del Foronon del Buinz.

La discesa è lunga ed estenuante, caratterizzata da cenge strette e strapiombanti che si snodano lungo le pareti rocciose. In presenza di neve, molti tratti non protetti diventano davvero insidiosi, soprattutto nei punti dove si perde quota rapidamente.

Cima rocciosa frastagliata con neve e vegetazione.
Sentiero roccioso tra maestose montagne con nuvole
Nelle foto vediamo come si sviluppano le cenge sulla quale alla fine dell’articolo farò un paio di considerazioni.

Arrivati in fondo a queste pareti, troviamo una piccolissima forcella, dove con vernice rossa è segnalata la discesa classica verso sinistra e una discesa non segnata sulla destra. Noi abbiamo deciso di proseguire a destra.

Dopo un breve tratto di zig-zag particolarmente ripido e scivoloso a causa dei detriti, siamo arrivati in una radura erbosa. Da lì, il percorso ha proseguito dapprima in discesa ripida tramite altri zig-zag, poi su un falso piano che ci ha condotto nel bosco e infine alla strada sterrata, che, con un lungo falso piano, ci ha riportati al parcheggio.

Considerazioni:

La Ceria Merlone è un bellissimo sentiero attrezzato che, se valutato solo nella parte ferrata, non è particolarmente difficile. Tuttavia, nel complesso risulta molto insidioso a causa della sua lunghezza e, soprattutto, per la presenza di numerose sezioni non protette, dove i rischi tecnici sono elevatissimi. Non è assolutamente adatto a chi soffre di vertigini. PERSONALMENTE, lo considero un itinerario riservato esclusivamente a escursionisti esperti, con esperienza e ottimo allenamento.

Dati tecnici:

Dislivello: 1300D+

Tempo di percorrenza: 09:00h

Difficoltà: EEA

Cartografia: Tabacco 019 Alpi Giulie Occidentali 

Periodo consigliato: Fine Giugno – inizio Ottobre

Ci tengo a pubblicare questi ricordi a Luca che sono affissi all’interno del bivacco:

Testo di "Amor... ti amo tanto... non ci lasceremo mai... siamo io, te e la montagna
Poesia dedicata a Luca, con un paesaggio di montagna stilizzato.

Lorenzo Orlandini che scala una montagna

Ho cominciato a frequentare le montagne  fin da piccolo, trascorrendo le estati  con i miei nonni in una casa affittata  sul nostro Appennino.  Durante l’adolescenza, tornavo spesso  per brevivacanze con i miei genitori  esplorando i paesini delle terre alte. Poi, a trent’anni, è arrivata la svolta:  le prime ferrate, escursioni più  impegnative, corsi di arrampicata.  Ho scoperto così la mia vera passione  per la montagna.  Oggi continuo a percorrere sentieri  e a cimentarmi nell’alpinismo  classico su ghiaccio,  con sempre più entusiasmo.